Nella mia camera è appesa una bandiera del Partito Democratico che negli anni si è riempita di ricordi, tessere, pass, spille e simboli di campagne elettorali, battaglie civili e momenti di comunità. È diventata una sorta di mappa della memoria politica e personale, un collage di volti, luoghi, ideali e relazioni che hanno accompagnato un percorso iniziato con entusiasmo e che oggi continua con la stessa convinzione.
Rappresenta il PD che ho avuto l’opportunità di vivere dalla sua nascita: prima come elettore, dalle primarie di fondazione, poi come militante, amministratore e dirigente.
Un partito che diventa maggiorenne, in un mondo in cui la rappresentanza è sempre più in crisi e proliferano partiti personali, legati alle sorti di classi politiche sempre più autoreferenziali.
Quella bandiera per me tiene insieme partecipazione civica, impegno sociale, campagne elettorali, relazioni e reti costruite con una generazione di democratiche e democratici che in Italia stanno dando vita a un nuovo PD.
Un partito guidato da due anni con sapienza e intelligenza da chi ha capito che la priorità è tornare nei luoghi del disagio, dimostrare nei territori la capacità di buon governo, costruire ponti per rendere possibile un’alternativa e alzare l’asticella dell’ambizione, lottando contro le disuguaglianze e proponendo di superare un modello di sviluppo capitalista che le accresce in Italia, in Europa e nel mondo.
Un PD che, attraverso il confronto interno tra le diverse culture che lo compongono, elabora politiche per tenere insieme la crescita e la giustizia sociale: aumentando la produttività delle nostre imprese, investendo nella transizione ecologica e digitale, valorizzando il capitale umano e sociale, affrontando le sfide del cambiamento tecnologico e delle intelligenze artificiali, ripensando i servizi pubblici in sinergia con il terzo settore e rilanciando scuola e sanità pubblica come pilastri di uguaglianza e cittadinanza.
Un PD che non ha paura di condannare il genocidio in corso a Gaza, di scegliere la pace e l’integrazione europea, di stare accanto ai giovani che nelle piazze chiedono rispetto per l’ambiente, diritti per chi è ancora escluso, libertà e giustizia per le donne ancora vittime di una cultura patriarcale.
Sono orgoglioso, in questo compleanno, di essere dirigente nazionale di questo nuovo Partito Democratico guidato da Elly Schlein, e di vedere che anche in Sardegna — finalmente — si apre una nuova fase, in cui sono convinto che una nuova generazione sarà protagonista.
Buon compleanno a noi, e soprattutto a chi crede nei valori e nell’etica di questo partito per convinzione, non per opportunismo.
La maggiore età del PD (di Matteo Lecis Cocco Ortu)
Rappresenta il PD che ho avuto l’opportunità di vivere dalla sua nascita: prima come elettore, dalle primarie di fondazione, poi come militante, amministratore e dirigente.
Un partito che diventa maggiorenne, in un mondo in cui la rappresentanza è sempre più in crisi e proliferano partiti personali, legati alle sorti di classi politiche sempre più autoreferenziali.
Quella bandiera per me tiene insieme partecipazione civica, impegno sociale, campagne elettorali, relazioni e reti costruite con una generazione di democratiche e democratici che in Italia stanno dando vita a un nuovo PD.
Un partito guidato da due anni con sapienza e intelligenza da chi ha capito che la priorità è tornare nei luoghi del disagio, dimostrare nei territori la capacità di buon governo, costruire ponti per rendere possibile un’alternativa e alzare l’asticella dell’ambizione, lottando contro le disuguaglianze e proponendo di superare un modello di sviluppo capitalista che le accresce in Italia, in Europa e nel mondo.
Un PD che, attraverso il confronto interno tra le diverse culture che lo compongono, elabora politiche per tenere insieme la crescita e la giustizia sociale: aumentando la produttività delle nostre imprese, investendo nella transizione ecologica e digitale, valorizzando il capitale umano e sociale, affrontando le sfide del cambiamento tecnologico e delle intelligenze artificiali, ripensando i servizi pubblici in sinergia con il terzo settore e rilanciando scuola e sanità pubblica come pilastri di uguaglianza e cittadinanza.
Un PD che non ha paura di condannare il genocidio in corso a Gaza, di scegliere la pace e l’integrazione europea, di stare accanto ai giovani che nelle piazze chiedono rispetto per l’ambiente, diritti per chi è ancora escluso, libertà e giustizia per le donne ancora vittime di una cultura patriarcale.
Sono orgoglioso, in questo compleanno, di essere dirigente nazionale di questo nuovo Partito Democratico guidato da Elly Schlein, e di vedere che anche in Sardegna — finalmente — si apre una nuova fase, in cui sono convinto che una nuova generazione sarà protagonista.
Buon compleanno a noi, e soprattutto a chi crede nei valori e nell’etica di questo partito per convinzione, non per opportunismo.
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Redazione Scuola