SANITA’ PRIVATA, L’ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA

Roberto Mirasola – Scuola di Cultura Politica “Francesco Cocco”

Le notizie che in questi giorni si leggono sulla stampa locale riguardo le critiche alla sanità privata fanno pensare più a un uso politico dell’informazione piuttosto che al giusto compito della stampa volto a ricostruire la veridicità dei fatti scevra da ogni qualsivoglia pregiudizio. Da più parti si legge che ormai le cliniche private starebbero facendo affari d’oro, come se il Covid-19 possa oggi costituire una fonte di facili guadagni. In realtà la maggior parte delle strutture private verte in una situazione di grande difficoltà, e non soltanto a causa della pandemia. Va detto per inciso, che diverse strutture hanno seguito responsabilmente le direttive volte a gestire l’emergenza sanitaria, e lo hanno fatto per tempo, per non farsi trovare impreparate.  Questo ha significato ingenti acquisti di materiale volto a tutelare la salute dei pazienti e del personale sanitario che vi lavora. Costi che sono a carico delle aziende senza che giustamente vi sia nessun rimborso da parte del pubblico. Le strutture hanno dovuto ridurre il numero di interventi e i ricoveri. Naturalmente tutto questo ha un prezzo che ricade però non soltanto sull’imprenditore privato, ma anche nei confronti dei lavoratori. Oggi in Sardegna le strutture private sono costrette a mettere in cassa integrazione chi vi lavora: medici, infermieri, ausiliari, tecnici e personale amministrativo. Tutto questo sta accadendo nel silenzio totale. Dov’è la stampa paladina della tutela dei posti di lavoro? Forse sono lavoratori di serie B? Forse sono meno eroici dei loro colleghi del pubblico? La sanità privata che in Sardegna incide solo per il 3% sulla spesa sanitaria globale, è una costola del sistema sanitario pubblico e va anche precisato che gli stessi servizi sanitari nel pubblico costerebbero di più. Non esiste dunque una contrapposizione che invece si vuole artificialmente far credere, anzi in questo momento servirebbe l’esatto contrario.  Quale notizia invece si vuole riportare in prima pagina? Gli ormai famosi € 900,00 per le strutture private chiamate dalla Regione a sostegno della sanità pubblica. Posto che le strutture sono tre: Mater Olbia, Policlinico Sassarese e Città di Quartu, bisognerebbe fare anche, per onestà intellettuale, un’attenta analisi dei costi. Quanto costa alla struttura pubblica una giornata di degenza in terapia intensiva per un paziente Covid?  Senz’altro più che in una struttura privata. Dati alla mano il costo di un anestesista, un infermiere, un OSS h. 24 più farmaci e presidi superano di gran lunga quanto remunerato alle strutture private. Dove sono dunque i lauti guadagni? La verità è che bisogna rivedere come impostare il sistema sanitario che deve svolgere il solo interesse della cura e della salute del paziente. Quindi sarebbe opportuno che la politica stesse fuori dalle decisioni che riguardano nomine dei primari, nomina di manager, consulenze, tutte operazioni che prescindono dalla competenza e dal merito delle persone che vengono nominate. Del resto quanto è accaduto a Sassari è sotto gli occhi di tutti e le responsabilità sono pubbliche, tant’è che vi è un’indagine della magistratura in corso. Indagine che del resto è sempre in corso, ad esempio a Oristano, per le ingerenze della politica in campi che a lei dovrebbero essere invece estranei.

La polemica che si è dunque innescata in questi giorni rischia di perdere di vista la giusta dimensione del problema in quanto, come si è già scritto, la sanità privata è una costola del SSN, ciò significa che eroga un servizio pubblico. Diverse sono le scelte politiche volte all’istituzione di grandi strutture private in contrasto con le esigenze del servizio sanitario regionale, come il caso del Mater Olbia. Sembra invece che per polemizzare con scelte sbagliate del passato si rischia di trascinare giù colpevolmente le piccole buone pratiche della sanità privata esistenti nel territorio che danno invece da anni il loro prezioso contributo al sistema sanitario regionale.