Direttiva UE contro la violenza di genere (di Roberto Mirasola)

Lo scorso 13 giugno è entrata in vigore la direttiva U.E. che introduce, per la prima volta, la normativa contro la violenza sulle donne impegnando gli Stati membri a recepirle al loro interno. Molti passi in avanti sono stati fatti, in particolare viene introdotta la tutela per la violenza su internet vietando e ritenendo reato la pubblicazione on line di immagini intime senza il dovuto consenso. Sono considerati reati anche il matrimonio forzato e la mutilazione genitale femminile, ma resta fuori il reato di stupro. In particolare, l’art 5 prevedeva l’introduzione dello stupro come “sesso senza consenso” recependo, di fatto, la Convenzione di Istanbul. La Convenzione riconosce che la violenza sulle donne costituisce un crimine contro l’umanità e all’art. 36 introduce l’obbligo per le Parti contraenti di reprimere penalmente gli atti sessuali senza consenso. Purtroppo, le divisioni all’interno degli stati membri hanno, di fatto, depotenziato la forza innovativa dell’articolo modificandolo e introducendo un più modesto obbligo per gli Stati di sensibilizzare i cittadini. Di fatto non è superato il limite dello stupro come atto di mera violenza. Viene inoltre eliminato l’obbligo di criminalizzare “le molestie sessuali nel mondo del lavoro” e i riferimenti al “genere” e alla “intersezionalità”. È chiara l’importanza di una battaglia culturale da portare avanti per poter finalmente porre rimedio alle tante ingiustizie che i vuoti normativi, dovuti alla mancanza di lungimiranza, comportano alle vittime. Il vuoto legislativo presente anche nel nostro ordinamento giuridico all’art 609 c.p. dove lo stupro si evince dalla sola violenza, nulla dice al riguardo del consenso. Non va dunque dimenticata l’importante campagna di Amnesty #IOLOCHIEDO che invece sostiene che “Il sesso senza consenso è stupro”. Il consenso deve essere la discriminante per poter superare i tanti stereotipi che inevitabilmente si presentano e che costringono le vittime a dovere superare il pregiudizio che tante volte sentiamo: se l’è cercata.

Il diritto alla casa fra legittimità e illegalità (di Rosamaria Maggio)

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