Draghi: riflessioni fuori dal coro (o dal carro)

5 Febbraio 2021

Fernando Codonesu

Ne sono più che convinto: c’è una democrazia quando c’è un’opposizione. Senza opposizione siamo in un regime, vedasi Egitto, Arabia Saudita di Bin Salman, ma anche alcuni paesi europei come L’Ungheria e la Polonia, per non parlare della Turchia, della Russia,  etc.

E però fare opposizione, qualunque sia il governo, è un mestiere molto difficile e poco gratificante e i nostri eroi, intendo dire la dirigenza dei partiti di centrodestra e di centrosinistra di questi ultimi decenni non mi sembra costituita né da eroi, né da persone che intendono stare lontani dal potere.

E qui ritorna la famosa frase di Andreotti: “Il potere logora chi non ce l’ha”.
Quindi tutti di corsa appassionatamente sul carro di Draghi, dimenticandosi che Draghi rappresenta comunque non solo i cosiddetti poteri forti, ma è l’incarnazione stessa del potere tecnocratico ed economico finanziario, la quintessenza della Troika che colpì a morte la Grecia scrivendo inopinatamente, in quanto presidente della BCE (non della Commissione Europea o del FMI) la famosa lettera che fece capitolare la resistenza di Syriza avallata da un referendum popolare.

Peraltro in queste ore dominate dal classico servilismo nostrano si elencano solo i meriti, numerosi sicuramente, di Draghi, a cominciare dagli studi con Federico Caffè che un po’ gli invidio, e si dimenticano però alcuni atti e corresponsabilità non di poco conto. Una di queste, piuttosto grave dal mio punto di vista, di cui nessuno parla più è la sua responsabilità nei contratti derivati firmati con Morgan Stanley dal Ministero del Tesoro per la copertura del debito italiano che costarono miliardi ai contribuenti italiani. Sul punto, senza farla troppo lunga, credo che sia utile riportare il parere rilasciato da Salvatore Nottola, procuratore generale della Corte dei Conti, nella sua relazione del mese di Febbraio 2012 sui conti dello stato, “il danno fatto alle entrate dello stato, costituito dai risultati negativi dei contratti derivati, è particolarmente critico e delicato.”
Tutta la vicenda è passata in cavalleria perché non si può toccare il cavaliere bianco!
Quindi ci sono molte luci, ma anche qualche ombra come questa passata nel dimenticatoio italiano e presidenziale.

D’altronde, come letto più volte nei Vangeli, quando arriva il Salvatore, ancorché non a dorso di un asinello, ci sono sempre le folle benedicenti con le palme e i ramoscelli d’ulivo ad accoglierlo.

Ma dopo la domenica delle palme, se non ricordo male, venne la passione e sarà così anche in questo caso, passione però che non riguarderà il Draghi/Salvatore, ma tutti noi.
E’ così difficile prevederlo?

Quel che interessa sono sì i fondi del Recovery, ma è soprattutto la ridefinizione ulteriore, definitiva, del potere in Italia per i prossimi anni, a partire dagli appetiti espressi dall’onnivora Confindustria.

E i partiti e la politica?

Non pervenuti. La politica è assente da tempo immemorabile nelle latitudini italiane.
I partiti sono spesso organizzazioni personali o accrocchi indefinibili, abbarbicati come l’agave anche alle pietre pur di mantenere il potere, senza alcuna visione, leadership e idee per traguardare il futuro: ci si ferma al presente, al giorno per giorno nella speranza di avere la garanzia della rielezione. L’Italia, gli italiani, i giovani, le donne, il lavoro, le imprese: cosa sono costoro?

Cosa poteva fare Mattarella?

Secondo me niente di più di quello che ha fatto e, tutto sommato, dopo l’esplorazione di Fico ci ha risparmiato l’ultimo strazio di una sfiducia a Conte da parte del trombettiere di Rignano.
Poteva dare prima l’incarico a Conte?

Non lo so, probabilmente in tal caso sarebbe rimasta solo la carta delle elezioni che, per quanto mi riguarda, avrei di gran lunga preferito in una situazione normale, ma qui non c’è niente di normale ad incominciare dalla crisi di governo provocata irresponsabilmente da Renzi: che ego smisurato che lo porta a mettere tutto e tutti gli altri in secondo piano!

Aggiungo che sullo specifico punto delle elezioni ho trovato convincenti le motivazioni di Mattarella nel suo discorso al termine del mandato esplorativo di Fico.


Una osa è chiara. I partiti non esistono più e con quel che poco che ne resta faranno a gara a chi si siederà più vicino al capo tavola, salvo tradirlo, anche con un tradimento di massa come già successo a suo tempo con Monti che alla lunga risultò figlio di nessuno, pardon solo di Napolitano, e senza avere in cambio neanche i famosi 30 denari: ci si accontenterà delle briciole cadute dal tavolo come nella “vergine cuccia” di Giuseppe Parini.
Questo faranno perché solo questo sanno fare: scodinzolare davanti al padrone confidando sulla sua benevolenza per raccogliere le briciole.

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terzo appuntamento della rassegna "Pensiero e azione politica tra attualità e storia" - Dialogo con Andrea Pubusa

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