foto di Franco Scasseddu

“Il teatro di guerra”. Riflessioni dal Caffè politico (di Gabriella Lanero)

Riflessioni dal Caffè Politico del 17 marzo 2022

Il teatro di guerra”: sentiamo spesso usare questa espressione quando si parla di questo e di altri conflitti armati. Usiamo questa metafora nella consapevolezza che il teatro è un’opera collettiva che non si limita al “qui e ora” della scena e alla contrapposizione di antagonista e protagonista. Sono infatti coinvolti molti attori che recitano parti più o meno secondarie e, soprattutto, funziona un apparato dietro le quinte che include tecnici, suggeritori, autori, impresari, finanziatori, nonché un nutrito nucleo di critici che discutono su motivi, fini, effetti dell’evento. Senza dimenticare gli spettatori.

Anche “il giuoco delle parti”, o più semplicemente “il gioco”, espressione molto usata a proposito dei negoziati che si stanno svolgendo, è una metafora che rimanda al teatro.

“Il gioco delle parti tra Cina e Usa sulla guerra commerciale”, titolava Limes già nel 2018. “Ucraina: il grande gioco della Cina sul filo del rasoio fra Russia e occidente” ( Adnkronos, 22 febbraio 2022). “Perché la Cina è entrata nel grande gioco dei mediatori per fermare la guerra (Domani, 10 marzo 2022)

A che gioco si gioca?

Possiamo riflettere sul ruolo recitato dalle grandi potenze, USA e Cina, ormai apertamente in primo piano, sulla comparsa della Turchia e di Israele e su quali interessi siano da essi rappresentati in modo più o meno mascherato, senza trascurare l’attenzione sulle azioni e le reazioni dei sanzionatori e reclamando sulla scena l’Onu, il WTO, la NATO, l’UE, organismi internazionali che dovrebbero assicurare la pace, la sicurezza, la cooperazione economica, il benessere e la prosperità dei propri cittadini.

Ragionando insieme affrontiamo questioni di geopolitica e di geostoria; ci troviamo a considerare i numerosi teatri di guerra dove si sono aperti i conflitti dopo la fine della guerra fredda, irrisolti e potenziali, a sud o a est del mondo occidentale. Inquadriamo la situazione attuale nelle contraddizioni del libero mercato; parliamo della corsa ai profitti e alle speculazioni finanziarie che accompagnano la transizione energetica e rallentano le scelte per la difesa dell’ambiente. Facciamo riferimento alle lobbies che manovrano le decisioni nei governi e nei parlamenti e determinano i veti nei Consigli dell’ONU. Veti e risoluzioni impermeabili alle distribuzioni demografiche e ai bisogni delle popolazioni, incuranti delle disuguaglianze o delle violazioni del diritto internazionale, resistenti ai nuovi assestamenti della governance mondiale.

Nell’esercizio consapevole della cittadinanza democratica dobbiamo smascherare questo gioco e pretendere che la democrazia torni dove dovrebbe avere sede.

E nella scena del “qui e ora”, manifestando solidarietà a chi fugge e soffre a causa della guerra, proclamiamo le ragioni della pace nelle piazze e nelle vie cittadine, nei luoghi strategici dell’industria militare; prendiamo la parola, nei dibattiti, ovunque possiamo impegnarci con i nostri nomi, le nostre facce, costituendo la massa critica dell’opinione pubblica e degli elettori.

Non dimentichiamo che gli “spettatori” sono parte fondamentale nel teatro, cui partecipano e rispondono, con silenziosa acquiescenza o manifestando acclamazione o dissenso .

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