Congetture strategiche (di Antonio Dessì)

Congetture strategiche.

di Antonio Dessì

Condivido il malumore e persino la paura che si sta diffondendo per l’impressione che nonostante tutto il parlare di trattative e il viavai di incontri in presenza e in remoto con Putin, USA e alleati europei non stiano affatto facendo tutto il possibile per favorire la cessazione della guerra.
Nei dizionari, alla voce “transazione”, si legge questa definizione:
“transazione /tran·sa·zió·ne/, sostantivo femminile.
1. Nel linguaggio giuridico, contratto con il quale le parti prevengono l’insorgere di una lite o pongono fine a una lite facendosi reciproche concessioni.”.
Nei precedenti ragionamenti abbiamo detto tutto quello che si poteva dire delle male intenzioni e del modo brutale e illegittimo con cui il Presidente della Federazione Russa, aggredendo militarmente l’Ucraina, ha posto sul piatto le sue presunte ragioni.
Fra queste la minaccia atlantica progressivamente giunta ai confini della Russia.
Da più parti si è evocato il precedente della crisi dei missili cubani del 1962.
Ripassando alcune letture su quel periodo, si legge che la “transazione” fra USA e URSS effettivamente ci fu.
Krushev ritirò i missili da Cuba, gli USA rinunciarono ad attaccare o a invadere l’Isola caraibica, ma ritirarono anche i missili Jupiter dalla Turchia (che accettò dopo una iniziale riluttanza) e dall’Italia (il cui Presidente del Consiglio, a capo di un Governo di centrosinistra con l’appoggio esterno dei socialisti, si era immediatamente dichiarato disponibile).
Varie fonti sostengono che tramite il Vaticano (Papa Giovanni XXIII svolse allora un importante ruolo di mediazione) Fanfani avesse già unilateralmente fatto quella proposta almeno per la parte italiana.
Ne fece cenno anni dopo anche Fidel Castro, come riporta il sintetico trafiletto d’archivio de “La Repubblica” riportato nella foto.
La vicenda fu molto complessa ed è ricostruita in molte ricerche, fra le quali quella che si può leggere in questo link: https://www.studistorici.com/2014/12/29/anastasi_numero_20/.
Colpisce tuttavia l’attivismo tutt’altro che subalterno che l’Italia riuscì a esprimere con relativa efficacia in quella circostanza.
Ora anch’io ritengo che, anziché giocare questa partita intransigentemente e interamente sulla pelle di un’Ucraina che intanto viene massacrata e che finirà probabilmente smembrata in modo definitivo e anziché giocare sulle alternative sostegno militare/intimazione alla resa, le parti internazionali in causa, in questa che vien definita una “guerra per procura”, farebbero cosa più onesta a trattare direttamente le “reciproche concessioni” per una transazione che allontani dall’Europa tanto i missili NATO quanto quelli della Russia.
Ci sentiremmo tutti meno manipolati, per non dire meno presi in giro.

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