La parola torni al diritto e alla politica (di M. Paola Fanni)

LA PAROLA TORNI AL DIRITTO E ALLA POLITICA

di Maria Paola Fanni

Nello scambio epistolare che intercorse tra Einstein e Freud nel 1932, Freud pose al suo interlocutore un problema a cui mostrava particolare interesse. “ Perchè ci indigniamo tanto contro la guerra, lei io e tanti altri, perché non la prendiamo come una delle molte e penose calamità della vita? … La risposta è: perché la guerra annienta vite umane piene di promesse, pone i vari individui in condizioni che li disonorano, li costringe, contro la propria volontà, a uccidere altri, distrugge preziosi valori materiali prodotto del lavoro umano e altre cose ancora…” Freud affermò inoltre “ci meravigliamo che il ricorso alla guerra non sia stato ancora ripudiato – sì, usa proprio questo termine – mediante un accordo generale dell’umanità.”.

Ci sono voluti una Seconda Guerra mondiale, sessanta milioni di morti, gli orrori dell’olocausto e le bombe su Hiroshima e Nagasaki perché gli uomini raggiungessero un accordo generale come Freud auspicava. Tra le macerie di una guerra non ancora conclusa, le grandi potenze della coalizione antitedesca e anti giapponese -gli Usa, l’URSS, la Gran Bretagna e la Cina – elaborarono la prima bozza dello Statuto dell’ONU sorta ufficialmente il 24 ottobre del 1945, con lo scopo di “salvare le future generazioni dal flagello della guerra” e la creazione di “condizioni in cui la giustizia e il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altre fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti..”. In un cammino tortuoso e sofferto lungo secoli, l’umanità giungeva a sancire la pace come condizione imprescindibile di convivenza tra gli uomini e tra gli Stati e il diritto come unico terreno di risoluzione dei conflitti, principi e finalità incardinati nelle Costituzioni democratiche del secondo dopoguerra.

I quasi ottant’anni di pace di cui i cittadini dell’UE hanno goduto fino ad oggi non sono, dunque, un’anomalia, come li ha definiti Edward Luttwak in una recente intervista, ma sono il frutto più fecondo di un lungo processo di costituzionalizzazione delle relazioni umane che, pur con limiti e contraddizioni, rappresenta il livello più alto di consapevolezza e di civiltà per l’umanità intera.

La crisi ucraina, iniziata in realtà nel 2014, riaccende la possibilità di una guerra nucleare per il potenziale bellico di cui dispongono le potenze belligeranti, e apre scenari apocalittici senza ritorno. Come disse Hannah Arendt nel saggio Che cos’è la politica, la guerra diventa totalese “non ha più uno scopo limitato…se non sono più in gioco l’aumento o la perdita di potere, di frontiere, gli sbocchi o lo spazio vitale, tutte cose che di per sé si potrebbero ottenere con negoziati politici, ma se la vittoria deve comportare la distruzione statale o addirittura fisica del nemico”.

Per questo sconcerta la visita solo a Kiev e non anche a Mosca di Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione europea, e la sua promessa al presidente ucraino di una procedura più celere di adesione all’UE. L’art. 3 del Trattato dell’Unione avrebbe imposto una posizione di terzietà e indipendenza laddove dichiara che “ nelle relazioni con il resto del mondo … l’Unione contribuisce alla pace, alla sicurezza, alla solidarietà, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli”. E inquieta l’assenza di parole di mediazione nei protagonisti della politica internazionale come sostenuto, in un’intervista televisiva, dal gen. Tricarico, ex capo di stato maggiore dell’Aereonautica militare “La parola ‘negoziato’ non è stata mai pronunciata da Biden, da Stoltenberg (segretario Nato), da Blinken (segretario Usa), né dall’inglese Johnson”.

Insomma la guerra in Ucraina pone e impone con urgenza all’attenzione dei governi, dell’opinione pubblica mondiale, dei cittadini tutti, tre questioni ora ineludibili.

La prima riguarda la necessità di aprire un tavolo di negoziazione con Russia e Ucraina per arrivare a condizioni che garantiscano alla prima la sicurezza dei confini e alla Ucraina l’autonomia nazionale in uno statuto giuridico di neutralità.

La seconda consiste nel ridefinire la composizione e il funzionamento degli organi internazionali, a partire dall’ONU e dal Consiglio di sicurezza, affinché trovino piena attuazione alcuni principi enunciati nel suo Statuto fondativo: la condizione di parità tra gli Stati, la messa in discussione del diritto di veto dei membri permanenti del Consiglio e il loro stesso numero. La stabilizzazione su un assetto istituzionale di tipo federalistico dell’Unione europea con il riconoscimento di pieni poteri legislativi al Parlamento europeo e l’ampliamento dei suoi settori di competenza.

La terza nasce dalla consapevolezza che le sfide e le emergenze odierne (il riscaldamento climatico e la catastrofe ecologica, la minaccia nucleare, la crescita delle diseguaglianze, la diffusione di regimi dispotici, la fame che miete ancora oggi milioni di vittime, il dramma dei migranti) sono interconnesse e richiedono, per essere affrontate con successo, la rifondazione del diritto e della politica a livello planetario. Nel crocevia, drammatico e decisivo di fronte al quale ci troviamo, l’alternativa è tra soccombere alle minacce globali o fronteggiarle con un salto di civiltà nel diritto e nella politica. E’ giunto il momento di avviare un processo di costituzionalizzazione a livello planetario, che istituisca organi di garanzia dei diritti universale a tutela dell’intero popolo della Terra e imponga limiti e vincoli ai potenti della Terra.

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