Ucraina: fermare le armi e rilanciare l’Europa dei popoli (di Andrea Pubusa)

di Andrea Pubusa (articolo da www.democraziaoggi.it)

E’ difficile ragionare sulla Russia e sull’Ucraina senza dire tutto il male possibile dell’una e il bene possibile dell’altra. E’ quasi impossibile ragionare senza essere travolti dalle passioni o dalle paure.
Premesso che le invasioni sono sempre da condannare con fermezza, e che quella russa non offre elementi per una deroga, si tratta di sforzarci a capire come se ne esce e cosa si fa nel frattempo.
Le tesi in campo nel mondo pacifista, in estrma sintesi, sono due: una quella classica che è contro l’alimentazione del conflitto con l’invio di armi, l’altra quella che ritiene doveroso l’aiuto anche militare. Personamente, pur comprendendo l’altra posizione, sono contrario all’invio di armi, e ciò per la semplice ragione che l’incremento dell’aspetto militare non fa altro che accentuare lo spirito e l’escalation bellica. Questo invio poi s’inserisce nel contesto di una crescita mai vista della spinta agli armamenti dei paesi europei, con il fatto preoccupante del riarmo della Germania. Si parla poi più concretamente della creazione di un esercito europeo, una grande organizzazione militare, che delinea un cambio di prospettiva: l’Europa, che doveva essere un promotore di pace, sceglie un’altra strada, quella della forza. In luogo dell’espansione della prospettiva democratica si torna a dar peso all’opzione militare. Ora, è del tutto evidente che questa spinta, al di là della vicenda ucraina, getta una lunga onda buia sul futuro dell’Europa e del mondo. E già oggi a livello di media e di opinione pubblica cresce un sentimento militarista, mai visto da decenni.
Che fare, in questa difficile situazione? Ci sono alcune cose da fare, parziali ma importanti. Anzitutto, non arruolarsi nel fronte che punta sulla soluzione militare sul campo. Questo vuol dire contrastare l’intensificarsi dei combattimenti per dare ad una delle parti una posizione di superiorità o di forza nella trattativa, perché questa strada concretamente si traduce in una accelerazione pericolosa delle devastazioni, delle morti e delle migrazioni di massa, con i dolori immani che accompagnano questi eventi. So che questo modo di ragionare può apparire freddo e distaccato, ma vuole essere l’esatto contrario: scongiurare che i rapporti di forza sul tavolo delle trattative si misurino sul numero dei morti dell’una o dall’altra parte, tenendo conto che non sono i due popoli i protagonisti attivi e passivi della macelleria, ma – come sempre – i governanti e i loro rispettivi gruppi economico-politici di riferimento.
Bisogna battersi per la pace subito sulla base di equilibri garantiti a livello internazionale. Sicurezza per i due Stati, indipendenza dell’Ucraina, un ragionevole assetto istituzionale (federale?) nella zone con popolazioni miste. Ed anche su questo punto diciamo una parola forte in favore della neutralità, che viene vista spregiativamente come una deminutio o mancanza di indipendenza, ed invece deve essere trasformata nel suo contrario, e cioè autodeterminazione rafforzata dal non essere una piccola ruota del carro di una grande coalizione.
Bisogna insieme rilanciare un movimento per riaffermare un visione pacifica e pacificata del mondo, a partire dall’Europa, che deve riassumere la prospettiva dei padri fondatori e del manifesto di Ventotene, pensato come risposta democratica alla tragedie del militarismo e delle guerre.

image_pdf
Crisi Ucraina, quale ruolo ha l'Europa? (di Roberto Mirasola)
L’Ucraina apre l’ennesima contraddizione tra quel che resta della sinistra (di Nicolò Migheli)

lascia qui i tuoi commenti